Avanzamento lavori anni 2010-2011 e 2011 - 2012

La tomba del generale Horemheb fu scoperta a Saqqara nel 1975 da una missione di scavo anglo-olandese diretta da G.T. Martin, che pochi anni dopo chiese a molti musei europei copia dei rilievi provenienti da questa sepoltura per effettuarne il restauro integrativo.
Il Museo Civico Archeologico di Bologna, che possiede 5 rilievi di Horemheb acquistati nel 1831 a Milano dal pittore bolognese Pelagio Palagi, fu allora l’unico dei musei europei a non rendersi disponibile alla duplicazione per ragioni conservative. La fragilità del calcare e le tracce di policromia ancora esistenti sulla superficie dei rilievi rendevano inopportuna una loro copia a contatto che avrebbe sicuramente peggiorato lo stato conservativo degli originali. Poco dopo la normativa italiana, all’avanguardia nell’ambito della salvaguardia dei beni culturali anche per la ricchezza del patrimonio storico-artistico posseduto dal nostro paese, vietò questa tecnica di riproduzione che prevedeva la creazione di un modello negativo a contatto con silicone o sostanze simili, avvallando quindi la scelta conservativa adottata dal Museo.
La fragilità intrinseca e superficiale di questi rilievi ha sempre indotto il Museo ad averne particolare cura, vietandone la movimentazione e il prestito per esposizioni temporanee, e nel contempo ha indotto a sperimentare l’uso dei più moderni sistemi di acquisizione digitale e di tipo CAD/CAM (Computer Aided Design/Computer Aided Manufacturing), che consentono di:
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ottenere informazioni sulle caratteristiche morfologiche dell’opera al fine di eseguire interventi di simulazione e pianificazione dell’azione di restauro, qualora necessaria;
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realizzare copie di alta qualità che potrebbero sostituire gli originali in occasione di mostre temporanee o nei contesti archeologici di provenienza, sempre per valorizzare il patrimonio culturale egiziano.

Il Museo Civico Archeologico di Bologna ha sperimentato le più moderne NonDestructiveTechnologies di acquisizione digitale e di CAD/CAM necessarie alla riproduzione di oggetti in collaborazione con il Laboratorio ProtoCenter dell’ENEA di Bologna (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), importante agenzia di ricerca italiana.
La sperimentazione di questi sistemi di acquisizione digitale e di tipo CAD/CAM ha permesso al Museo Civico Archeologico di Bologna di rispondere affermativamente sia alla richiesta di repliche ricevuta da G.T. Martin negli anni ’80 sia a una nuova richiesta di M. Raven - attuale direttore della missione olandese a Saqqara - riguardante la tomba di Ptahemwia scoperta nel 2007 e il cui restauro integrativo è stato avviato nel 2008. Il Museo Civico Archeologico di Bologna, infatti, possiede anche un rilievo da questa tomba, acquistato sempre da Pelagio Palagi a Milano nel 1831. Sino ad ora, la collaborazione con Laboratorio ProtoCenter dell’ENEA di Bologna ha reso possibile la creazione dei modelli virtuali 3D di uno dei rilievi dalla tomba di Horemheb (fig. 1) e del rilievo dalla tomba di Ptahemwia (fig. 2).

Il dato più interessante è che i modelli 3D ad alta risoluzione ottenuti mostrano un errore di scansione di soli 0,02 mm, garantendo una duplicazione dell’originale di altissima qualità e senza danno alcuno per le pitture e il calcare (fig. 3).
Per la realizzazione della copia dei due rilievi dal modello 3D è poi stata individuata una ditta leader del settore, la Unocad, nota per avere riprodotto in scala 1:1 il Davide di Donatello a Firenze, la Pietà di Michelangelo a Milano, statue del Canova e molti altri capolavori d’arte italiani. Grazie alla esperienza della Unocad è stato individuato un marmo di colorazione simile al calcare dei rilievi e sono state avviate alcuni test di duplicazione, utilizzando una macchina utensile a controllo numerico a 3 assi per asportazione del materiale in grado di riprodurre i rilievi anche in scala 1:1 (fig. 4). Le copie prodotte da questa macchina prevedono una fase finale di rifinitura dei dettagli e di patinatura da parte di maestranze specializzate, per ottenere una migliore corrispondenza con i rilievi originali. Credo sia importante evidenziare che il marmo è stato scelto per connotare le due repliche come opere di valore ed anche perché le resine utilizzate negli anni ’80 hanno mostrato scarsa resistenza alle condizioni atmosferiche.
Ancora più importante è evidenziare che la duplicazione del rilievo dalla tomba di Horemheb e del pilastro dalla tomba di Ptahemwia non sarebbe possibile senza il fondamentale contributo economico del Rotary Club Imola e del CISE di Imola, che stanno supportando il Museo Civico Archeologico in questo importante progetto.