Dall’annata 2013-14 il Distretto 2070 sarà diviso in due: da una parte Emilia Romagna e Repubblica di San Marino, con 48 Club; dall’altra la Toscana con 54 Club. Così esprimendosi su una richiesta di Evanston hanno deciso a maggioranza i 102 Club del Distretto
La ragione e il sentimento. Jane Austen, scrittrice inglese di romanzi da cui sono stati tratti tanti film, con questo titolo descrive stati d’animo che hanno tormentato anche tutti i rotariani del 2070 quando ci è stata richiesta la nostra idea sulla divisione del nostro Distretto. Al momento della scelta abbiamo scoperto un senso di solitudine che ci ha scatenato domande per cercare di capire e soprattutto di digerire la cosa che vedevamo senza una ragione.
Abbiamo scoperto quanto eravamo importanti assieme, quanto la somma delle nostre culture desse origine a una forza culturale di valenza mondiale, quanto eravamo importanti, stimati e suscitanti meraviglie e gelosie. Qualcuno si è ribellato a quello che sembrava un sopruso, un ordine col quale non essere d’accordo perché in questa terra centrale d’Italia è ancor vivissima l’importanza delle roots, le nostre radici. Abbiamo dovuto fare una scelta sulle due emozioni citate dando la prevalenza alla ragione, su richiesta del Rotary International che è la nostra casa. Perché? Il Rotary International è un’associazione mondiale e al mondo deve pensare, e il mondo si evolve, cambia come cambiano le geografie politiche che hanno una mutazione e quindi una scadenza temporale sconosciuta, ma reale. Forse non c’entra la geografia politica, ma si modifica continuamente la geografia del Rotary, nuovi regimi politici, la crescita delle economie e delle libertà, danno la possibilità a più nazioni di veder nascere e crescere nuovi Rotary Club. Ugualmente, ultimamente stiamo vivendo un periodo economico non propizio, proprio in quella parte che storicamente trainava lo sviluppo. I Paesi Orientali crescono a doppia cifra, noi “Occidentali” tendiamo a decrescere per ragioni anagrafiche, economiche e morali. Qualcuno ha detto che viviamo in un periodo storico in cui tutto si compra e si vende e l’etica non è più un valore condiviso, ma personale, variabile col luogo, il tempo e le stagioni.
Con queste premesse dobbiamo tenere in conto i segni che originano proposte e soluzioni, come quelle del riesame di vecchie organizzazioni che devono essere cambiate e il nostro parlamento, il Consiglio di Legislazione, ha deciso un nuovo indirizzo per tutti nel mondo. Ormai da sei anni siamo circa 1.250.000 rotariani; questo numero non varia nonostante ci siano i nuovi Paesi che crescono e altri che hanno una diminuzione di soci per migrazione, povertà sopraggiunte, disaffezione per prevalenti necessità personali e da conseguente riposizionamento, nella scala dei valori, dell’importanza del Rotary. Tutto questo significa che se per qualche anno non crescessimo vedremmo la curva della vita del Rotary cominciare a scendere, assomigliando sempre più alla vita di ogni prodotto: salita, quindi appiattimento e infine discesa. Abbiamo inoltre accettato crescita e decremento senza tener nel dovuto conto l’uniformità della popolazione per Distretto, a scapito della rappresentatività. Vi mostro, a seguire, alcuni esempi che si spiegano da soli:
Questi sono parte dei numeri che “parlano” per cui il Consiglio di Legislazione (il nostro parlamento) ha deciso che i Distretti con meno di 25 club sono costretti ad unirsi, mentre i Distretti con più di 100 club come il nostro, sono invitati a ridisegnare i loro confini per rientrare negli intervalli di rappresentatività citati. Per un ragionamento intuitivo, la diminuzione dei club per Distretto porterà benefici anche da altri punti di vista. Si potranno avere Governatori giovani, non pensionati, ma ancora attivi nella loro professione se le visite saranno meno e i km da fare, pure. E’ stato dimostrato da statistiche desumibili dai dati storici mondiali che i Distretti grandi crescono meno di quelli piccoli così come i club numerosi tendono a cooptare meno rotariani, sopra tutto giovani. Nella nostra situazione italiana, data la regionalizzazione della scuola, della fiscalità, della sanità, dei trasporti, della socialità, sarebbe bene che i Distretti coincidessero sempre più col territorio, come una foto negativa sulla positiva, e in questo caso potremo avere, come interlocutori, le strutture regionali, e almeno qualche volta, presenti ai nostri incontri distrettuali, anche coloro che amministrano la regione.
Questi punti sono stati la logica del suggerimento alla divisione regionale che i PDG e il DG attuale e quelli futuri hanno seguito, per non evitare al nostro Distretto uno “spezzatino” deciso da noi o imposto da altri, con variazioni di confini che taglierebbero probabilmente i club di frontiera. Qualcuno teme che i costi aumentino, ma come in tutte le attività aziendali o personali, se i dati di costo vengono analizzati con occhi legati ai tempi che stiamo vivendo e tenendo in considerazione l’analisi del valore, si possono valutare più attentamente i ritorni sugli investimenti ed agire di conseguenza sulle spese. Queste sono le motivazioni suggerite dalla ragione. Per quanto riguarda il sentimento, il ragionamento è molto più breve. Siamo nati, nelle nostre zone, tutti o guelfi o ghibellini, questa caratteristica ha fatto si che una sana distinzione o una sana litigiosità abbiano soffuso quanto fossero stretti i legami di fiducia e di affetto che ci legavano. Siamo stati il più grande Distretto del mondo, siamo stati il “meraviglioso 2070”, abbiamo fatto assieme cose fantastiche conseguendo obiettivi inimmaginabili, abbiamo progettato, costruito e realizzato azioni umanitarie in tutto il mondo. Ora che dobbiamo dividere la nostra storia distrettuale abbiamo scoperto un po’ di solitudine senza “quegli altri”. Sono convinto che la divisione, puramente amministrativa, non tagli i fili d’affetto esistenti. La dimostrazione più commovente è l’affermazione di un socio che ha detto: “Freghiamoli tutti e facciamo gemellaggi trasversali per mantenerci legati e progettare assieme come fatto prima anzi più di prima”. Questo è il nostro Distretto. Vi dico con piacere che, unanimemente, PDG, governatore attuale e futuri hanno deciso, dopo la divisione, di continuare a fare assieme tutta la formazione distrettuale anche per ragioni di costo, ma sopratutto per mantenere quei legami storici esistenti tra i nostri futuri territori. Non ricordo la fine del romanzo di Jane Austin, ma sono rimasto molto coinvolto dal sentimento e dall’affetto che è stata la base dei no, col rammarico di non averlo molte volte sufficientemente dimostrato. Qualcuno si è commosso, qualche altro ha protestato, altri ancora pur consci dell’inefficacia hanno dimostrato la loro anima votando contro, e questo fa onore a tutti noi, che i risultati non abbiano dato una fotografia di rotariani del 2070 tutti allineati e coperti. Anche quando abbiamo capito, il cuore vuole la sua parte.
Sono stati 78 i Club favorevoli alla divisione del Distretto mentre ventitré si sono dichiarati contrari e in un Club c’è stata parità.
La divisione amministrativa non dovrà tagliare i fili di affetto che esistono attualmente. Allo studio nuove iniziative